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2007 - Demetra c.d. Giunone

 

La statua, alta circa due metri, identificata nel Settecento con la dea Giunone, riprende un tipo iconografico utilizzato per le immagini di Demetra e viene oggi chiamata dagli studiosi “Demetra-Uffizi”. La testa e le braccia sono frutto di una integrazione di età moderna dovuta sicuramente a Giovan Battista Foggini. La dea, che si appoggia sulla gamba destra, indossa un peplo ricadente in vita con pieghe larghe e schiacciate per poi giungere fino ai piedi; ne rimane scoperta solo la parte anteriore, rivelando la leggerezza della stoffa nel modellato della gamba sinistra, leggermente flessa. Un corto mantello è poggiato sulle spalle e copre la parte posteriore: questa appare lavorata con minor cura poiché destinata fino dall’origine ad essere collocata in una nicchia. Il tipo statuario è stato creato in età romana rielaborando un modello classico, della fine del quinto secolo avanti Cristo, ispirato alle Korai dell’Eretteo. La resa aspra ed asciutta del panneggio fa pensare ad uno scultore attivo intorno alla metà del secondo secolo dopo Cristo. La “Demetra-Uffizi” era esposta nel Cinquecento nel Belvedere Vaticano. Dalla villa di Pratolino è poi tornata in Galleria nella seconda metà del Settecento. Nonostante l’artista che l’ha scolpita non fosse particolarmente dotato, la Demetra degli Uffizi, grazie alle sapienti integrazioni ed alla qualità del marmo greco utilizzato per la sua realizzazione, si impone ancora oggi al nostro sguardo come una figura solenne e rassicurante. 
 
Antonella Romualdi